Acqua pubblica o privata? SCHEDE ROSSA E SCHEDA GIALLA
Due i quesiti oggetto del Referendum sull’acqua: uno sulla cosiddetta “privatizzazione” (scheda rossa), l’altro sui “profitti” legati alla commercializzazione della risorsa (scheda gialla).
PRIVATIZZAZIONE E PROFITTI, REFERENDUM SULL’ACQUA. Sono due i quesiti referendari sull’acqua.
Il primo, sulla privatizzazione dell’acqua pubblica, riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Chi sceglie il SÌ è contrario alla privatizzazione dell’acqua e alla gestione dei servizi idrici da parte di privati. Chi scegli il NO è a favore della legislazione attuale.
Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Chi vota SÌ è contro la norma che permette il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione dell’acqua potabile. Chi vota NO è a favore della legislazione attuale che prevede tale guadagno.
PRIMO QUESITO, SCHEDA ROSSA.
Il primo quesito recita: ”Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 ‘Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria’ convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante ‘Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonchè in materia di energia’ e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante ‘Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea’ convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”. In sostanza, come hanno spiegato i promotori del referendum, si chiede l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica”.
SECONDO QUESITO, SCHEDA GIALLA.
Il secondo questito invece recita: ”Volete voi che sia abrogato – Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 ‘Norme in materia ambientale’, limitatamente alla seguente parte: ‘dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito’?” Il secondo quesito propone ”l’abrogazione dell’art.154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Nucleare, sì o no alle centrali in Italia? SCHEDA GRIGIA
Il referendum sul nucleare chiede di abrogare parti della legge che prevede la possibilità di realizzare centrali nucleare nel nostro Paese.
NUCLEARE, SÌ O NO ALLE CENTRALI IN ITALIA?
Fermare l’atomo, eliminando la possibilità di realizzare ”nel territorio nazionale impianti di produzione di energia nucleare”. Questo, in sintesi, è quello che si chiede nel quesito referendario per abrogare alcune parti della legge 99 del 2009 (‘Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia’), che ha riaperto la strada al nucleare nel nostro Paese.
Se si vota SÌ si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia. Se si vota NO si è a favore della legislazione attuale che le prevede.
IL QUESITO. “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.
L’ESITO DEL REFEREDUM. Il Referendum, se vincessero sì, negherebbe l’eventualità di ”localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare”, cancellando dal testo (all’art. 25, comma 1) anche ”decreti” e ”procedure autorizzative”. Molte sono poi le parti che il quesito propone di abrogare (a cavallo anche tra leggi diverse concernenti il nucleare). Stop anche ad Agenzia per la sicurezza nucleare e a campagna informativa: il quesito referendario ‘taglia’ il testo della legge (art. 25, comma 2, lettera q) quando parla di ”opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare”, con riferimento a ”sicurezza” e a ”economicità”. C’è spazio anche per la cosiddetta legge 31 (un dlgs del 15 febbraio 2010) in relazione alle ”strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato”, dei ”rifiuti radioattivi”, con l’eliminazione della ”Strategia nucleare” come ”parte integrante della strategia energetica nazionale”.
Sì o no al legittimo impedimento? SCHEDA VERDE
I cittadini sono chiamati ad esprimersi sulla legislazione relativa allo “scudo” giudiziario per il presidente del Consiglio e i ministri.
SI O NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
Il referendum sul legittimo impedimento chiede di abrogare la normativa che permette al presidente del consiglio e ai ministri di opporre un legittimo impedimento a partecipare alle udienze nei processi a loro carico, perché occupati in impegni legati alla carica istituzionale.
Chi vota SÌ è contrario allo “scudo” giudiziario. Chi vota NO è favorevole.
IL QUESITO. “Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?“.




Per informarsi in merito al referendum sull’acqua vi consiglio di vedere in streaming il video : ACQUARUBATA stramesso da presa in diretta, un po’ di tempo fa. Buona visione !
http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-20c79af3-87c3-4e6a-b7df-84d3ffed9590.html
i Domenico Iannacone, Danilo Procaccianti, Vincenzo Guerrizio e Riccardo Iacona
Riassunto del video
Il parlamento tre mesi fa ha accelerato il processo di privatizzazione della gestione dell’acqua e ha imposto agli enti locali di mettere questo servizio a gara. Da quel momento meta’ Italia e’ in fibrillazione .
Regioni come la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Alto Adige e centinaia di comuni e province oggi gestiscono direttamente il servizio idrico e forniscono un ottimo servizio ai cittadini. Milioni di italiani rischiano di non poter godere piu’ di un servizio efficiente ad un prezzo equo.
In alcune regioni e province alcune societa’ private hanno gia’ da anni mano libera per la gestione degli acquedotti e decine di comitati dei cittadini contestano dati alla mano la loro gestione.
“Presadiretta” ha toccato alcuni punti dolenti :
ad Agrigento, con le tariffe piu’ costose di Italia l’acqua arriva a singhiozzo appena qualche ora ogni settimana;
ad Arezzo, le bollette sono molto salate (terze in Italia) e gli investimenti dell’azienda che distribuisce l’acqua sono sotto la media nazionale;
ad Aprilia il consiglio di stato ha dato ragione al comitato dei cittadini e al movimento dei sindaci che si battono per riprendersi la gestione dell’acqua.
E mentre in Italia si spinge sulla privatizzazione in Francia si sta andando nella direzione opposta:
con ACQUARUBATA siamo andati a vedere perche’ il comune di Parigi ha deciso, a 25 anni dalla privatizzazione, di riprendersi la gestione dell’acqua.
ACQUARUBATA affronta anche l’annosa questione delle “acque minerali” : un’acqua letteralmente “regalata”: le societa’ che producono e imbottigliano acqua minerale pagano alle regioni canoni ridicoli per l’utilizzo delle sorgenti.
ACQUARUBATA e’ un viaggio nel mondo della “acqua pubblica” e della “acqua privata” che cerca di rispondere a questa domanda : e’ giusto e sensato che a decidere la gestione e l’utilizzo dell’acqua, un bene essenziale per la sopravvivenza, sia una societa’ che ha l’obbligo di guadagnarci sopra?