10 CONSIGLI IN CASO DI ALLUVIONE

Prima della tragica serie di eventi dello scorso mese di Ottobre e di inizio Novembre accaduti a Roma, nello spezzino e nella Lunigiana, a Genova, nella Campania e all’Isola d’Elba, che hanno causato tutti assieme più di 20 morti fino ad ora accertati, sono stato una cinquantina le alluvioni / inondazioni che hanno devastato il tessuto geografico e sociale del nostro paese dalla sua costituzione unitaria (risalente al 1861).

Per capirci, si fa spesso riferimento al termine “alluvione” (nell’italiano arcaico usato per indicare un evento di accumulo di materiale fluviale) come sinonimo di “inondazione”, in effetti le due parole attualmente sono utilizzate con lo stesso significato.

Tuttavia alluvione nasce come riferimento esclusivamente meteorologico che può essere evento catastrofico, causato da avverse condizioni atmosferiche che provocano piogge torrenziali per giorni o settimane. È intesa come un fenomeno particolarmente devastante e fa parte delle calamità naturali, per il suo impatto drammatico sulle vite e le opere umane.

Un’alluvione è un evento non previsto, ancorché possa essere prevedibile. Un’ alluvione trasporta grandi quantità di suolo e detriti strappati dalla forza dell’acqua, provocando ulteriori danni e rendendo più difficili i soccorsi. Non è raro che, nei territori a prevalenza montuosa e, specialmente, in quelli sottoposti ad abusi edilizi, un’ alluvione sia accompagnata da frane o smottamenti. Gli smottamenti del terreno, oltre ad essere un pericolo di per sé, possono deviare corsi d’acqua o riempire parte dei bacini, provocando danni e vittime in maggiore quantità anche durante precipitazioni di durata ben più modesta dei quaranta giorni e delle quaranta notti di pioggia di biblica memoria.

Una inondazione invece è un fenomeno riguardante l’allagamento in tempi brevi (da ore a giorni) di un’area ben definita da parte di una massa d’acqua.

Si può trattare di un fenomeno naturale come lo straripamento dei corsi d’acqua, dal loro letto o bacino usuale, in maniera violenta e devastante, o allagamenti per azione combinata di alta marea e tifoni in aree costiere, l’arrivo di uno tsunami su di una costa, o anche per improvvisi scioglimenti di nevai o ghiacciai per cause naturali (tipici quelli ad opera di eruzioni vulcaniche subglaciali in Islanda).

Con ancora negli occhi e nella mente immagini e suoni delle recenti alluvioni in diverse regioni italiane, Lunedì 14 novembre ricorrono 60 anni da quel tragico novembre del 1951 quando il fiume Po’ allagò il Polesine, un evento catastrofico che colpì gran parte del territorio della provincia di Rovigo e parte di quello della provincia di Venezia, causando 84 vittime e più di 180.000 senzatetto, con molte conseguenze sociali ed economiche.

[Per gli approfondimenti su questo tragico evento rimandiamo tutti alla programmazione di RADIO TRE RAI di Lunedì 14 novembre 2011 che sarà interamente dedicata al ricordo di quei fatti. Per chi non potrà ascoltare le trasmissioni in diretta ricordiamo il Podcast di RadioTre che consente di riascoltare tutti i programmi trasmessi]


In questi giorni molto si è detto e scritto, molto si è filmato e fotografato e molto abbiamo visto e ascoltato. Abbiamo ritenuto importante riprendere il contributo di Luca Mercalli a “TUTTA LA CITTA’ NE PARLA”, trasmissione del mattino di Radio Tre, del 01/11/2011. Mercalli, noto meteorologo e presidente Società Meteorologica Italiana, ha raccolto in un semplice documento 10 CONSIGLI IN CASO DI ALLUVIONE.

Vediamo cosa scrive.

Nel caso delle piene-lampo (flash floods) è fondamentale la conoscenza di elementari norme di autoprotezione, perché le onde di piena su torrenti montani in forte pendenza, le frane e le colate detritiche, sono fenomeni rapidissimi e non permettono di attendere avvisi esterni. La protezione civile interviene in questi casi solo a soccorrere le vittime, quando è troppo tardi, l’unica protezione efficace è quella che si mette in atto da soli.

1) Dopo un primo avviso di attenzione su una certa regione, bisogna informarsi costantemente sull’evoluzione meteorologica, e non fidarsi solo delle voci, ma ricorrere alle fonti ufficiali dei servizi meteo.

2) Ogni comune deve disporre di un piano di protezione civile e dovrebbe informare i cittadini sull’ubicazione dei rifugi, dei centri di raccolta e delle zone a rischio. Pretendete di conoscere queste cose quando si è tranquilli nelle giornate di sole, non quando si è in emergenza. La sicurezza si prepara giorno per giorno, non bisogna né sottovalutarla né burlarsene, verrà tutta utile nei minuti più importanti della vostra vita.

3) Non bisogna farsi prendere dal panico: primo obiettivo è salvare la vita e non farsi male.

4)Mai combattere con l’acqua e i detriti, sono più forti loro, vi travolgerebbero.

Un’automobile galleggia in poco più di 30 centimetri d’acqua e pesa oltre una tonnellata, vi spazza via come fuscelli se tentate di opporvi.

5) Non entrate mai nell’acqua in movimento con un’automobile anche se vi sembra di conoscere la strada, meno che mai in un sottopassaggio allagato: negli ultimi sei anni ci sono state in Italia dieci vittime che potevano essere facilmente evitate, l’incidente peggiore a Prato nell’ottobre 2010, tre donne cinesi annegate. Il sottopassaggio è una trappola, sta solo a voi evitare di entrarci.

6) Anche a piedi non si entra mai in acqua in movimento se è superiore a 20 centimetri, perché la corrente vi può facilmente travolgere. Inoltre ci possono essere voragini o tombini aperti nascosti dall’acqua fangosa, nei quali potreste essere inghiottiti.

7) Non rimanete in locali bassi, garage, seminterrati, ma trasferitevi ai piani alti, eventualmente chiedendo ospitalità ai vicini. Se la casa è a rischio frana, trasferitevi in luogo sicuro.

8) Preparate uno zainetto di sopravvivenza in luogo facile da raggiungere, pronti prenderlo con voi in caso di evacuazione: bottiglie d’acqua potabile, cibo conservabile, cambio biancheria e oggetti per igiene personale, fotocopia documenti, torcia elettrica, carta e penna, radio (molti telefonini l’hanno incorporata), medicine e pronto soccorso, stivali di gomma.

9) Poi pensate alla casa: spostate documenti, libri, oggetti di valore e mobili da cantine e piani terra ai piani alti, parcheggiate le auto lontane da corsi d’acqua.

10) Ma soprattutto, rimanete vigili e attenti: molti incidenti capitano perché nelle giornate a rischio facciamo di tutto per continuare a vivere come nei giorni normali, invece bisogna concentrarsi, ascoltare i rumori sospetti, osservare cosa accade nei fiumi, prepararsi materialmente e psicologicamente a salvarsi con le proprie forze senza aspettare aiuti improbabili: per definizione, un’emergenza è qualcosa nella quale nulla funziona e nessuno potrebbe aiutarvi.”

Mercalli fornisce anche il riferimento ad alcuni siti nord-americani di consigli per autoproteggersi in caso di alluvione:

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